Il Capodanno 2025 si presenta come una soglia più che come una festa. Non solo un cambio di calendario, ma un gesto simbolico che chiede di fare i conti con ciò che è stato e con ciò che, forse controvoglia, si intravede all’orizzonte. È un tempo sospeso, in cui l’idea di “nuovo inizio” convive con una stanchezza diffusa: quella di chi ha attraversato mesi complessi, accelerati, emotivamente densi, e sente il bisogno di alleggerirsi senza sapere bene da cosa.
A differenza di altri passaggi d’anno, il Capodanno 2025 sembra portare con sé una domanda più radicale: che cosa siamo davvero disposti a lasciare andare? Non solo gli eventi, ma anche e soprattutto le posture interiori. Le difese inutili. Le aspettative che non ci rappresentano più. Le narrazioni su noi stessi che abbiamo continuato a ripetere per abitudine.
Lasciare non è mai un atto semplice: comporta una perdita, anche quando ciò che perdiamo ci pesava. Eppure, questo Capodanno sembra chiedere meno entusiasmo e più sincerità. Meno promesse, più ascolto.
Allo stesso tempo, il Capodanno 2025 apre uno spazio di proiezione. Non tanto verso obiettivi concreti, quanto verso una qualità diversa del tempo a venire. C’è chi desidera lentezza, chi cerca stabilità, chi auspica una presenza più autentica nelle relazioni. Il futuro, però, non si offre più come una pagina bianca: appare piuttosto come un territorio già segnato, con cui occorre imparare a dialogare.
In questo scenario, il rito del Capodanno conserva una funzione preziosa: permette di nominare un passaggio, anche quando non sappiamo bene dove stiamo andando. Non garantisce trasformazioni, ma offre un punto di appoggio simbolico per ripensare il proprio posizionamento nel mondo.
Abbiamo chiesto al dottor Guido Buffoli di analizzare questo Capodanno 2025 da una prospettiva psicoanalitica e filosofica, non tanto per sapere “cosa cambierà”, ma “che posto vogliamo occupare” nel tempo che arriva.
Il Capodanno 2025 arriva dopo un anno percepito da molti come emotivamente saturo. Che tipo di passaggio psicologico rappresenta questo cambio d’anno?
Fra le altre cose, ripropone i periodi dell’infanzia in cui si affronta, in modo più o meno parziale, il problema della caduta degli dei, con tutte le delusioni e le insicurezze che ne derivano. E successivamente nell’adolescenza, la critica, la ribellione agli adulti e il voler essere così diversi da loro per sperare di fare meglio, magari pensando che peggio di così è difficile fare… Ne ha ammazzati più la peste del Covid… o, dal 2020, la peste delle guerre. Riguardo al Covid non sono stati fugati i dubbi se dobbiamo ringraziare l’uomo… per le guerre ne siamo sicuri. Più che tornare a fare i figli dei fiori… mettete dei fiori nei vostri cannoni… dovremmo con l’eros, la delusione, la protesta dei bambini e degli adolescenti, pestare i piedi e “pretendere” la pace disarmata.
Lasciare andare è spesso più difficile che iniziare qualcosa di nuovo. Perché il distacco, anche da ciò che ci ha fatto soffrire, incontra tanta resistenza?
Ogni lasciata è persa, ma non la consapevolezza di tutte le volte in cui, anche in quest’anno, non abbiamo seguito la voce del nostro istinto e abbiamo dimenticato… non abbiamo voluto fare quello che sarebbe stato meglio… per noi… per tutti. Resistenze a go-go…
In questo Capodanno 2025 si avverte una certa diffidenza verso i buoni propositi. È un segno di disincanto o di maggiore maturità psichica?
Dei buoni propositi, dice un proverbio, sono lastricate le strade dell’inferno,
Quanto conta il rito del “fare bilanci” di fine anno, e quando invece rischia di diventare una forma di auto-giudizio sterile?
Siccome non siamo commercialisti né contabili, diventa assai difficile fare bilanci di un anno. Le nostre memorie legate ai corpo-pensieri non si possono restringere in numeri e in tempi definiti, e si portano dietro in ordine sparso tanti faldoni degli anni passati, su cui è più facile mettere un numero e un nome.
L’illusione di poterli accatastare… tranquilli, non funziona… i corpo-pensieri scivolano fuori e continuano a circolare come le multe e le tasse non pagate. Condono e perdono?
Il passaggio all’anno nuovo riattiva spesso fantasie di controllo sul futuro. Come convivono, nella psiche, desiderio di progetto e accettazione dell’incertezza?
I progetti, come certe affermazioni della scienza, dovrebbero essere ritenuti validi fino a prova contraria. Da una parte dovremmo preservarli da dubbi ansiogeni, dall’altra non pretenderli come dogmi indiscutibili, dall’altra ancora dovremmo poter distinguere da chi o da cosa dipende la loro realizzazione. Accettare.… speriamo non a colpi di accetta! Ma che l’incerto non smorzi i progetti che possono rimodellarsi in nuove, inaspettate forme, se non si ritengono rigidamente propri e vanno comunque a confluire nel laboratorio continuo dell’umanosfera.
In questo Capodanno 2025, segnato da trasformazioni sociali e tecnologiche rapide, cosa significa davvero “andare incontro al futuro”?
Che speriamo di non inciamparci o andare a sbatterci contro… fa male, specie se non sai chi, come, perché e con quali mezzi lo stanno imponendo a te. Lo diceva anche Charlie Chaplin in Tempi Moderni.
C’è qualcosa che, secondo lei, molte persone dovrebbero smettere di portarsi dietro entrando nel nuovo anno?
L’illusione e la pretesa di essere soli e speciali. Tutti sono utili, nessuno è indispensabile.
Il tempo che viene è spesso caricato di aspettative salvifiche. Che effetto ha questa pressione sul nostro modo di vivere il presente?
Non ci fa vedere al di là del nostro naso… e scoprire che il sistema immunitario dell’umanosfera, con altri tempi, continua a lavorare per noi!
Può esistere un Capodanno vissuto non come rilancio, ma come assestamento interiore?
Una commedia di Eduardo De Filippo si intitolava Ogni anno punto e da capo. L’assestamento fa pensare alle scosse secondarie di terremoto, alle faglie e agli aggiustamenti delle zone tettoniche. Nei nostri movimenti tellurici emotivi non funziona poi così diversamente, solo che sono molto più frequenti dei macroscopici eventi geologici. Movimenti repressi e compressi a seconda della pressione possono dare luogo a eruzioni e terremoti emotivi, il tutto proporzionale alle loro intensità. Se nelle scosse di assestamento si introducono spinte di adattamento e riorganizzazione del sistema immunitario generale della persona, allora si arricchisce l’interiorità.
Se dovesse indicare una postura psichica più che un obiettivo, quale sarebbe quella più adatta ad attraversare il Capodanno 2025?
Canta che ti passa! Ma non è sempre vero.

